Storia della country house in Umbria

IL BARONE E LA STORIA DI ANCAIANO (SPOLETO)

Il Molino del Barone non è un mulino qualsiasi seppur del XVI secolo, ma esso ha una storia meritevole di una breve nota. Lo stesso toponimo (“del Barone”), unito al nome della frazione Ancaiano (Spoleto), rimanda a memorie ben precise e importantissime per la storia locale. L’antico manufatto faceva parte infatti di un vasto appoderamento di proprietà della famiglia Ancajani che, a poca distanza, possedeva “Il Palazzo”, loro residenza di campagna.

[:it]La storia del Barone di Ancaiano, Country House Spoleto[:]

Gli Ancajani erano già inseriti nella nobiltà spoletina alla metà del XIII secolo e nel capoluogo risiedevano nell’omonimo palazzo che affaccia oggi su Piazza della Libertà. Il casato ebbe per lungo tempo giurisdizione feudale sul vicino centro di Ferentillo e sulla celebre Abbazia di San Pietro in Valle.

Dalla famiglia sortirono vari personaggi illustri di governo, di chiesa e di cultura, tra cui un Luigi che nel secolo XVI fu rettore dell’Università di Padova, un Antonio a cui Goldoni dedicò la commedia “Gli Innamorati”, un Carlo (1763-1842) che comandò l’esercito pontificio, un Mario che fu primo arcivescovo di Spoleto.

I Baroni Ancajani, mediante il Molino di Ancaiano (Spoleto), si assicuravano la piena supremazia economica, provvedendo direttamente ad un’essenziale trasformazione dei prodotti agricoli delle loro campagne. Non va nemmeno sottovalutata l’importanza del Molino in quanto luogo d’incontro e di socializzazione.

[:it]I boschi di Ancaiano, Country House Spoleto[:]

l Molino di Ancaiano (Spoleto) traeva la necessaria energia idraulica dal Fosso dei Molini, lungo il quale erano ubicati altri tre analoghi opifici di minore importanza storica. Questi mulini erano espressione di quella che possiamo definire “la cultura dell’acqua”, una delle chiavi per comprendere la storia economica dell’area. L’acqua veniva derivata dal Fosso e raccolta in una imponente vasca di accumulo (Bottaccio), tuttora perfettamente conservata con le sue massicce murature in pietra. L’acqua stessa quindi, dopo un salto di una decina di metri, metteva in movimento una turbina e successivamente le pesanti macine della lavorazione. Si fa presente che i macchinari, le macine e molti degli strumenti recuperati nel Molino di Ancaiano (Spoleto) sono conservati e saranno presto collocati in un’apposita struttura museale, quale preziosa documentazione dell’attività molitoria.